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Giornata delle donne e delle ragazze nella scienza: la storia di Mary Anning

In occasione dell'11 febbraio, Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, la scrittrice Annalisa Strada qui racconta Mary Anning: di umili origini, non istruita, ma intelligente e tenace, ha portato alla luce i primi scheletri di animali preistorici e contribuito allo sviluppo di una nuova scienza, la paleontologia.
Puoi conoscere la sua storia e le sue eccezionali scoperte nel libro La cacciatrice di fossili.


Ho conosciuto Mary Anning nella sala d’attesa del dentista, grazie alla didascalia di una rivista scientifica. Lì veniva descritta come “la signora che inciampava nei fossili”. Una definizione che mi colpì sia perché mi spinse a capire meglio chi fosse questa donna, sia per l’immagine di svagata gaiezza dell’inciampare per caso, come in una distratta passeggiata, in reperti capaci di dare una svolta al corso della neonata paleontologia. Quest’immagine di distratta facilità si è sgretolata man mano che prendeva forma il profilo della vera Mary: una bambina dotatissima, figlia della miseria più nera e osteggiata su tutti i fronti.

Nata nel 1799 e morta nel 1847, seguendo il padre nelle sue esplorazioni delle scogliere imparò a distinguere i fossili divenendone una vera e propria cacciatrice sin dalla più tenera età. Con l’esperienza, maturò l’abilità di pulire i resti e comprenderli come parti di insiemi più ampi. Visse vendendo le proprie scoperte, solitamente accontentandosi per sopravvivenza di valutazioni minime rispetto al valore reale dei reperti. Cedette per una cifra risibile persino la sua scoperta più famosa: il primo gigantesco scheletro completo di ittiosauro. Sarebbe però ingiusto legare la sua reputazione a questo solo rinvenimento. Si devono a lei, per esempio, l’identificazione dei coproliti e il riconoscimento dell’impronta di pelle di pesce azzurro su una roccia piatta.

Donna al di fuori di ogni coevo schema muliebre, scienziata autodidatta abbastanza acuta e tenace da essere temuta dagli istruiti scienziati maschi che decisero di annullarla rapinandole le scoperte, Mary Anning è riuscita comunque a far arrivare il proprio nome fino a noi. Nulla potrà risarcirla della vita breve e depauperata cui è stata relegata e che pure non ha appannato né la sua determinazione né la sua lucidità, però raccontarne la storia è quanto mai necessario. In primo luogo, perché per sineddoche rende perfettamente l’idea delle costrizioni culturali patite dalle donne per millenni: raccontare la sua storia è raccontare la storia di tante. In secondo luogo, perché è la dimostrazione che il talento non può tacere, nemmeno quando il disconoscimento del merito arriva alle sue vette estreme.


Il testo che segue è tratto da:

La cacciatrice di fossili
La cacciatrice di fossili
da 11 anni

“Di quei giorni della mia prima infanzia ne ricordo uno in particolare. Era autunno, l’aria era grigia e carica del primo freddo e degli odori delle piante stanche che si avviano al sonno invernale. Io e mio padre eravamo appena arrivati ai piedi della scogliera. Avevo lasciato cadere a terra il cestino in cui mettevo le mie pietre, e papà aveva appoggiato la sacca che portava a tracolla, in cui all’andata sbattacchiavano tra loro gli attrezzi da lavoro e che al ritorno sarebbe stata colma di pietre che avrebbero messo a dura prova le cuciture. Tirò fuori il proprio martello e poi, da un involto, ne estrasse uno più piccolo, con la testa di metallo normale ma con il manico corto e stretto. Me lo porse. 
– È tuo, Mary. L’ho fatto per te. 
Non avrei saputo immaginare regalo più bello! Lo impugnai subito, per non mollarlo mai più. 
Ogni giorno tornavamo carichi di un bottino mastodontico. 
La cernita fine sarebbe venuta solo nella bottega di papà, sotto la sua supervisione. 
Forse è proprio perché tutto questo contava molto nella mia vita che non ho mai avuto una buona reputazione a Lyme Regis. Le bambine della mia età stavano a casa con le madri, imparavano le faccende domestiche e semmai venivano incaricate di piccole commissioni. Invece la mia occupazione principale era raccogliere ciottoli e spaccare grumi di calcare. Conoscevo più di una mezza dozzina di varietà di pietre serpente e sapevo ripulirle e contrattare il prezzo con i turisti. Quando passavo per le vie, sola, sporca di fango e con le unghie rotte, le donne scuotevano la testa e parlottavano.”




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12,90 €


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